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Una scuola come “amica”, percorsi didattici e culturali A misura di NATO DIGITALE. E’ l’alunno che fa la scuola Apprendimento - Studio – Amicizia – Insegnamento. Concetti che per millenni hanno avuto sempre lo stesso significato e soprattutto sono stati legati ad un comportamento ben delineato in ambiti e competenze specifiche, oggi sono improvvisamente nuove isole da scoprire. Da un lato abbiamo i Nati Digitali, i ragazzi con la stessa età dell’Internet che stanno imponendo cambiamenti alla società ed alle istituzioni “secolari”. La confusione comprensibile che si respira in molti ambienti, ma soprattutto in quello scolastico, fa presumere la necessità di organizzare dei momenti di riflessioni – formazione e confronto fra chi da sempre è deputato al compito tanto delicato quale è quello di formare, gli esperti di questo nuovo mondo e soprattutto i protagonisti e cioè i Nati Digitali. Negli ultimi tre mesi su YouTube è stato caricato «più materiale video di quanto sia stato mai diffuso via etere da tutti i maggiori network televisivi insieme». E l`88% di questo materiale è rappresentato da contenuti nuovi ed originali, la maggior parte dei quali creati da gente comune, anche in questo caso perlopiù giovani. I nuovi adolescenti sembrano prediligere Internet a scapito della televisione tradizionale che ricopre un ruolo sempre meno centrale nelle loro vite. Domani la IPTV potrebbe in qualche modo riguadagnare posizione, altro fenomeno interessante da scrutare per anticipare trend che possono essere di vitale importanza per determinare quale sia il mezzo più idoneo per trasferire conoscenze a questa nuova tipologia di umani. Oggi questi giovani sembrano affidare a Internet interi pezzi della propria vita, compresa la socialità e l’affermazione della propria individualità. Lo dimostra senz’altro il proliferare dei video su YouTube, che negli ultimi anni supera il quantitativo di video trasmessi dall’insieme delle maggiori emittenti televisive. L’audience di un tempo adesso “fa spettacolo”. Chat, telefonini, realtà virtuale sono la dimensione in cui si muovono completamente a proprio agio le nuove generazioni, a differenza di chi, nato in anni immediatamente precedenti, e pur avendo partecipato alla creazione di questa sorta di rivoluzione culturale, viene adesso annoverato sotto l’etichetta di “immigrato” e stenta ad avere un rapporto così immediato con le nuove tecnologie. Il punto di attenzione che si vuole evidenziare è: non è questione di una più o meno grande familiarità con la tecnologia, i nuovi modi di comunicare implicano nuovi modi di interpretazioni di concetti fondamentali come studio - amicizia – privacy. Di fronte ad un divario tanto evidente la scuola si è accorta che non può continuare a trasmettere conoscenza e che soprattutto, il libro non è più sufficiente, anche se conserva un ruolo decisivo per la formazione, perché non è in grado di intercettare gli stili cognitivi di studenti sempre più difficili da motivare ed agganciare empaticamente. E’ vero che la trasformazione è in atto – come sottolinea Giovanni Biondi, capodipartimento MIUR nel numero di Media Duemila di settembre – i linguaggi digitali che le cosiddette nuove tecnologie introducono e che i nostri studenti utilizzano a casa quotidianamente, coinvolgono ormai tutte le discipline. Non è più il caso di confinarle nell’area tecnologica…così come non è più il caso di concentrarle nel laboratorio di informatica, dove il computer, isolato, predica se stesso. Il momento di incontro organizzato da Media DUEMILA, Nova Multimedia, Università degli Studi di Milano, la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche ha come obiettivo quello di fra emergere e quindi proporre dei capi saldi di questa nuova letteratura affinché il processo di cambiamento, che è già in atto, possa essere governato e non subìto. De kerckhove afferma di avere 1815 amici su Facebook e 530 in attesa di esserlo ( fra questi ultimi ci sono anche 34 raccomandati) e di essere convinto che non si possono mantenere relazioni veramente umane con più di 150 persone. Quanto un social network può contribuire a creare coscienze? Insistere dunque su come ogni generazioni caratterizzata da una diversa esperienza con i media e le tecnologie dei media si pone nei vari ambiti di vita, in primis, quella della scuola è determinante per il futuro della società.. Non è più tempo di barriere fra vecchi e giovani e nemmeno di vecchi che insegnano ai giovani: oggi è solo da un ritrovato equilibrio di condivisione e comprensione che si possono ricreare percorsi educativi e culturali validi. In che misura i media prendono parte alla costruzione di identità generazionale? In quali modi l’appartenenza generazionale coinvolge l'uso dei media e la produzione di senso nell’ambito delle pratiche di consumo mediale nella vita quotidiana? Che tipo di differenze sono introdotte dai nuovi mezzi di comunicazione? Come i media digitali collaborano ai processi di elaborazione dell’identità delle nuove generazioni? Guardando alle tendenze future del nostro ambiente mediatico, possiamo anche chiederci: in che misura le differenze generazionali sono destinati ad avere conseguenze rilevanti sia per lo sviluppo dei prodotti, delle applicazioni e delle pratiche di consumo nelle industrie culturali? E in che misura sono pertinenti nel promuovere la partecipazione democratica, il coinvolgimento nelle comunità (anche virtuali) e un livello di riflessività adatto alle condizioni di vita in un mondo mediato?
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