lunedì, 08 febbraio 2010  

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 Evento 25 Maggio 2009

Maria Pia Rossignaud (Media 2000): “Carta e web: un matrimonio possibile"

Un ponte fra la carta e il web: è questa l’espressione che Media Duemila ha usato per descrivere sinteticamente il nuovo strumento con il quale è possibile approfondire gli elementi di un testo cartaceo connettendosi a Internet.
La sperimentazione è stata inaugurata sul numero di settembre; la Nota Elettronica è un QR Code (codice bidimensionale) che si può generare anche in maniera autonoma inserendo la stringa di un indirizzo web in un apposito programma che elabora il corrispondente codice. Questo codice può essere letto attraverso un telefonino di ultima generazione, sul quale dovrà essere installato un apposito programma in grado di leggere i QR codes.
È evidente la portata straordinaria di questa tecnologia che, applicata tramite una piattaforma costruita ad hoc, può diventare uno strumento per approfondire contenuti  stampati   inserendo commenti, video, immagini fruibile attraverso la Nota Elettronica. Lo strumento usato per l’approfondimento è il cellulare, oggetto che i Nati Digitali non lasciano nemmeno mentre dormono.


Paolo Ferri (Università Bicocca di Milano): “Un Anno Accademico nel 2020: le  nuove tecnologie per la formazione nell’università del futuro”

 L’integrazione di reale e virtuale nella formazione superiore rappresenta ormai un vincolo  e una necessità. L’accorciamento dei cicli produttivi rende sempre più necessario attivare in tutte le istituzioni dalla università alle imprese modelli e pratiche di formazione continua che facciano crescere, condividere e creare nuova conoscenza condivisa per le organizzazioni. Gli strumenti che a partire dalla discontinuità Internet di sono affermati per il KM dell’innovazione, LCMS, LMS; CMS hanno subito trasformazione e innovazioni rilevanti in questi ultimi dieci anni a ancora ne subiranno nel futuro. E’ necessario passare in questo campo dalle “piattaforme” di eleaning alla integrazione di tecnologie “ubique” dentro e fuori dall’aula. A partire dall’analisi del caso della Università virtuale IUL per la formazione in servizio degli insegnati, unica università virtuale pubblica in Italia e promossa dal Ministero dell’Istruzione, dalle Università degli Studi Milano Bicocca, Macerata, Firenze, Palermo e dalla LUMSA, si proverà a tratteggiare il futuro delle tecnologie dell’apprendimento oltre il Web 2,0. Come dovranno presentarsi gli ambienti didattici nel 2020, quali tecnologie al loro interno, quali tecnologie virtuali di cooperazione a distanza, quali metodologie di tutoraggio e didattica?

Giovanni Degli Antoni (Università degli Studi di Milano): “Tecnologie: il futuro attraverso la crisi”

La relazione intende mostrare come lo sviluppo attuale della tecnologia della informazione, già conseguenza delle Leggi  di MOORE, potrebbe proseguire verso il futuro sotto l' effetto delle varie crisi: alimentare, energetica, acqua, demografia, paesi emergenti, problemi politici, spinta verso tecnologie più umane, inquinamento, trasporti, complessità, finanza,  eccetera.
Cercherà di costruire una sintesi che dovrebbe rendere possibile al lettore una sua personale posizione su problemi di sua competenza o interesse.

Stefano Quintarelli ( Equiliber) “ Dal mondo fisico al mondo immateriale”

l'intervento non da' ricette per prevedere il futuro ma fornisce gli ingredienti per comprenderlo, per consentire a chiunque, nel proprio ambito di esperienza, di interpretare il recente passato rileggendolo alla luce delle influenze delle tecnologie, estrarne gli elementi comuni e comprendere quale sviluppo questi elementi avranno, al fine di consentire chiunque di crearsi la propria idea del futuro.

Nel corso dell'intervento vengono illustrati i vincoli concettuali con cui ognuno di noi convive nell'esaminare gli effetti della tecnologia, i principi che governano l'economia fisica, quelli che governano l'economia immateriale, l'effetto dell'aumento di digitalizzazione delle periferie dei sistemi rispetto alla passata centralizzazione, il ruolo di Internet nella rivoluzione digitale in atto con riletture analitiche di eventi noti. Vengono esaminati i nuovi problemi che le organizzazioni devono affrontare per effetto della digitalizzazione e delle telecomunicazioni. L'intervento si conclude illustrando gli elementi "core" che determineranno lo sviluppo delle tecnologie con un rapido cenno sullo stato della ricerca.


Paola Nencioni “Le classi tecnologiche”

La relazione ha l’obiettivo di offrire un quadro sulle azioni attivate dall’Agenzia scuola, in accordo con il MIUR, per il sostegno all’Innovazione Digitale.
Verrà analizzato in modo particolare il progetto Cl@ssi 2.0 rivolto alla Scuola Secondaria di Primo Grado con l’intento di dotare 156 classi di un’ampia varietà di attrezzature tecnologiche e realizzare ambienti di apprendimento adatti ad un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nella quotidianità scolastica, al fine di verificare in un triennio (a partire dall’anno scolastico 2009/2010), come e quanto l’impatto possa intervenire nei processi formativi in un’epoca di trasformazioni dei linguaggi della comunicazione e della diffusione dei saperi

 

Evento 20 Marzo 2009 

Maria Pia Rossignaud
Nati Digitali, La Grande Mutazione è realtà
Pane e tecnologia, il punto di  Media Duemila


Nati Digitali, il Washington Times definisce questi giovani la generazione svezzata in un mondo senza carta, wireless ed  impregnato di tecnologia. Sono ragazzi instancabili: digitano continuamente sms, seguono immagini e sentono musica contemporaneamente, amano i videogiochi e i social network per discutere. Non leggono libri ed aborrano la scrittura manuale.
La “Grande Mutazione”, come la nostra rivista ha definito la rivoluzione digitale che ha cambiato il modo di vivere e lavorare di tutti, ci ha portato inesorabilmente verso i prossimi abitanti del pianeta terra. La sfida, ieri come oggi, è quella di comprendere in anticipo le esigenze e le aspettative di questa nuova generazione che sta cambiamo le regole del gioco. Noi siamo Immigranti Digitali, persone nate in un contesto non ipertecnologico, traghettate dagli eventi in una realtà nuova con l’obbligo di adeguarsi e comprendere i cambiamenti fino in fondo perché è nostra la responsabilità di modellare il mondo e le sue regole ai prossimi abitanti del pianeta.
L’articolo del prestigioso quotidiano statunitense racconta che Rupert Murdoch si è autodefinito Immigrato Digitale durante un convegno di editori, circa tre anni fa. Da allora la discussione sulla netta rottura generazionale fra Immigranti e Digitali è andata via via crescendo e noi di Media Duemila abbiamo deciso di farla nostra, seguendo una tradizione lunga già venticinque anni, che ha portato la rivista ad anticipare molti trend della nostra epoca. Attraverso le pagine del mensile che dirigo ho iniziato l’anno scorso a dedicare ampio spazio al dibattito sulla generazione che rappresenta il cambiamento per eccellenza: i Nati Digitali. Il viaggio verso la conoscenza è cominciato a Washington, dove Derrick de Kerckhove ha organizzato per la Biblioteca del Congresso una serie di seminari sull’argomento e dove sono stata  l’unica italiana presente. Il viaggio verso la conoscenza continua attraverso i momenti di incontro promossi da chi ha la coscienza della Grande Mutazione: Dianora Bardi è fra questi.

 
Derrick de Kerckhove
I “nativi digitali” e “immigrati”: reale diversità o operazione di marketing?


Presentazione di una  ricerca in atto con l’Università Oberta de Catalunya,. Questionario inviato ai più giovani dei 45,000 studenti on-line di questa università, a partire da una riflessione sulla tecnologia e la sensibilità. Lo scopo è comprendere se si tratta veramente di una generazione, o solo di un'operazione di marketing!
 
Giovanni Biondi ANSAS
La scuola dopo le nuove tecnologie. La New Millennium Learners classroom: passare dalla teoria alla pratica


Tra “digital native” e “digital immigrants” non c’è solo una differenza anagrafica, ma anche e soprattutto comunicativa, di stili di apprendimento, di approccio alle cose, alle relazioni, al mondo. I “digital immigrants”, ad esempio, sono maggiormente orientati a descrivere gli scenari, a ricercare un quadro teorico prima di passare alla “pratica”, al contrario i “digital native” sono molto più orientati ad un approccio pragmatico, alla condivisione delle esperienze, all’imparare facendo.

Tutto ciò fa sì che vi sia sempre una difficoltà quando gli Immigrants sono chiamati a ideare e sviluppare percorsi formativi e didattici per i Natives, un aspetto del cosiddetto digital disconnect quanto mai evidente nel rapporto fra insegnanti e studenti. E non basta, come testimonia l’esperienza di introduzione delle ICT nella scuola e nel sistema scolastico, mettere a disposizione la tecnologia, certo indispensabile, non è di per sè motivo d’innovazione.

Oggi dobbiamo avere la forza di riuscire ad immaginare un nuovo setting funzionale allo sviluppo di un modello formativo e didattico innovativo, in grado di generare compartamenti e processi inediti. Bisogna, infatti, evitare l’errore di fare il processo inverso, cioè pensare un modello formativo in funzione di una data tecnologia.

Non si tratta dunque di introdurre questa o quella tecnologia, questo o quel tool, nella scuola, ma costruire setting che ripensino non l’arredo tecnologico ma l’ “ambiente scuola”, quello dell’organizzazione degli spazi e dei tempi dell’apprendimento, quello degli obietivi formativi, quello che riguarda il ruolo dei docenti.

Gianni Degli Antoni
Dalla tastiera e biberon alla realtà virtuale


I nati digitali nella mia visione sono bambini che hanno avuto il biberon e la tastiera Hanno imparato presto che premere un tasto ha effetti enormi e non e' solo una questione di bits.
Piuttosto, senza volerlo, replicano l' incontro fra Dio e l' Uomo come rappresentato nella Cappella Sistina. Certo il contatto eè con lo spirito dell' uomo e della società. Questa si esplica attraverso le sue opere e come tutti i bambini, esplorano il mondo proprio come scienziati. Coloro che premono i tasti hanno  modalità di conoscere e di astrarre e di fare esperienze che noi, normodotati non abbiamo.
La fantasia, la realtà, la virtualità, tutto diventa  spirito della umanità. Nel bene e nel male. Arduo compito quello dei genitori che non affiancano con la dovuta cautela i bambini/ragazzi.
Ora questi ragazzi entreranno nelle comunità elettroniche (esempio FACE BOOK)  con la stessa intensità di chi vive storie  dei romanzi: con una differenza, che i ragazzi sono coinvolti e non fanno ricorso  solo alla fantasia: vivono.
Ma forse non è solo per i bambini. Si può nascere digitali a qualsiasi età: i bambini ci aiuteranno..!

 Pier Cesare Rivoltella
I digital media: dai consumi all'intervento educativo


La medialità nei suoi nuovi formati interpella gli attori e i sistemi dell'educazione e della formazione. In particolare solleva dubbi sul rischio che magari, dietro o sotto le immagini, vadano rarefacendosi i racconti, le storie tendano ad emanciparsi dai linguaggi. O ancora, che alla costruzione dei rapporti subentri la semplice attivazione o disattivazione di una connessione. Dubbi che occupano la coscienza e la responsabilità dell'educatore. Dubbi che, però, non devono farci correre un altro rischio: quello di ritenere che non vi siano più storie da raccontare, o che "Noi sì che sapevamo raccontare!". Insomma: la riedizione del solito gioco del noi e loro (noi, gli adulti, i figli di un'altra generazione; loro, gli adolescenti, i figli della Rete e del telefonino), dove l'implicito è che "prima" era meglio e oggi è peggio.
Per evitare di cadere nella trappola credo occorra sforzarsi di interpretare le culture mediali attuali (intese come congiunto di complessi tecnologici e di pratiche che attorno ad essi si costruiscono) nella loro specifcità. Suggerisco in questa direzione quattro spunti che vogliono funzionare da altrettante piste di ricerca e di progettazione educativa.
La de-mediazione. Ciò cui oggi stiamo assistendo è la morte degli apparati, la fine dei sistemi di comunicazione come li conoscevamo. La comunicazione tende a essere im-mediata grazie alla marcata interattività dei servizi: è la differenza che passa tra la televisione al tempo delle Televisioni e la televisione al tempo di You-tube. Educativamente cambia molto. Eravamo abituati a preoccuparci del Grande Fratello (nel senso orwelliano, non del reality!), del rischio di un Pensiero Unico (per dirla con Freire e Martin Barbero); oggi dobbiamo preoccuparci piuttosto del pensiero nomade. Alla paura dell'omologazione subentra quella di perdersi nell'eccesso di possibilità.
La de-professionalizzazione. Non serve più essere giornalisti per fare i giornalisti, né essere operatori per fare video. La facilità d'uso delle tecnologie digitale e del Web 2.0 consente a ogni lettore di diventare autore. E' il senso di quel che si definisce lo user generated content: il contenuto prodotto dall'utente. Educativamente si tratta di un altro scatto in avanti, che esige un cambio di paradigma. Eravamo abituati a pensare di dover educare (solo) lettori critici. Oggi dobbiamo immaginare invece di educare la responsabilità di ciascuno di noi in quanto autore. All'etica delle emittenti subentra la responsabilità diffusa di qualsiasi comunic-attore quale ciascuno di noi è nella misura in cui può produrre messaggi e non solo consumarli.
La frantumazione. I linguaggi cambiano. Alle narrazioni distese, ai lunghi racconti del cinema e del romanzo, si sostituiscono le micronarrazioni dei nuovi formati: sms, blog, mail, sono supporti che non amano la prolissità. La comunicazione si contrae, il pensiero diventa breve; salgono alla ribalta la poetica del frammento, la scrittura minimalista. Non è peggio di prima: è diverso.
Infine l'estroflessione. I media digitali ridisegnano il concetto di spazio pubblico, cancellano i bordi di ciò che in relazione ad esso si definisce al contrario come spazio del privato. Ma è il concetto stesso di privato che entra in crisi. I nativi digitali non chiedono rispetto per la loro privacy; chiedono di poter aver diritto alla visibilità. Solo così si può capire il perché del volersi raccontare davanti al popolo della rete. Non è esibizionismo: è comunicazione che forse intende convocare proprio il mondo degli adulti.
Ecco, gli adulti. Cosa possono fare? Si sentono chiamati in causa ma senza sapere come intervenire. Credo che qui il gap sia culturale. Gli adulti, gli immigranti digitali, continuano a pensare ai media come a degli strumenti. Gli strumenti si possono usare oppure no. Sono sempre comunque sotto il nostro controllo. Ma i media non sono più strumenti. Sono migrati nelle nostre vite. Sono protesi quasi-organiche attraverso le quali gestiamo relazioni, conoscenza. Chiuderle fuori della porta della classe non serve.


Paolo Ferri
Nativi digitali una razza in via di apparizione


Dal 1996 in Italia si sta affermando una nuova versione 2.0 dell’Homo sapiens, si tratta dei nativi digitali, sono tutti i bambini che sono nati dopo la diffusione di internet (dicembre 1995, gennaio 1996, primi browser commerciali). I nativi digitali sono diversi da noi figli di Gutenberg, sono nati in una società multischermo e preferiscono allo schermo passivizzante della televisione gli schermi interattivi:cellulare computer, oppure quello della televisione ma connesso alla playstation, lo schermo del cellulare è per  loro un spazio per comunicare (SMS), ma è soprattutto quello del computer connesso ad internet lo schermo che amano di più. A scuola (dati OCSE PISA, 2007) a casa e con gli amici (Dati AIE 2007) il perimetro della identità comprende anche la loro identità on-line. Per noi nativi Gutenberg, il blog o la posta elettronica sono strumenti, per loro sono una parte integrante dello loro immagine del sé e delle loro relazioni sociali.
Fra i 14 e i 19 anni l' 88 %  degli adolescenti partecipano a forum o scrivono sui Blog (AIE Contenuti digitali, 2007)
Si “espongono” sui Blog o su You tube, vivono sullo schermo, per esprimersi, per apparire, per comunicare e per stabilire relazioni sociali ed affettive. Il modo in cui vedono e costruiscono il mondo è differente.  I “nativi” digitali  hanno, infatti, a disposizione una grande quantità di strumenti digitali di apprendimento e comunicazione formativa e sociale: il Web, i Blog, l’Ipod, MSN Messanger,  il telefono cellulare, le chat, all’aula virtuale, Wikipedia o Myspace. Il comportamento di apprendimento più originale dei “nativi” è il multitasking: studiano mentre ascoltano musica, e nello stesso tempo si mantengono in contatto con gli amici attraverso MSN, mentre il televisore è acceso con il suo sottofondo di immagini e parole. Il problema del sovraccarico cognitivo è risolto attraverso il continuo passaggio da un media a un altro, tramite uno “zapping” consapevole tra le differenti fonti di apprendimento e di comunicazione. I digital native, infatti, stanno imparando a “navigare”  tra i media in maniera non lineare e creativa. Noi adulti cerchiamo sempre un “manuale” o abbiamo bisogno di strumenti per inquadrare concettualmente un oggetto di studio prima di dedicarci a esso.
I nativi no!  Apprendono per esperienza e per approssimazioni successive. Non è detto che sia un  dato positivo ma è un fatto. Utilizzano una logica che è più vicina a quella “abduttiva” di Perice, che non a quella induttiva/deduttiva  di Galileo. Procedono attraverso una scoperta multi prospettica e multicodicale del senso dell’oggetto culturale o di apprendimenti che esplorano e costruendosi man mano gli strumenti adatti e le strategie adatte. Imparano  dagli errori e attraverso l’esplorazione, piuttosto che  mediante un approccio storico o logico sistematico. Inoltre la condivisione con i pari, la cooperazione, l’utilizzo di differenti approcci al problema dato e di molteplici codici e piani di interpretazione per risolverlo li differenziano radicalmente rispetto a noi. Un approccio “open source” e cooperativo alle fonti del sapere  che è ben rappresentato dal modo in cui i giovani condividono la musica, il sapere e le esperienze online attraverso i più diversi strumenti di comunicazione digitale sul Web. I digital native, piuttosto che interpretare configurano; piuttosto che concentrarsi su oggetti statici, vedono il sapere come un processo dinamico; piuttosto che essere lettori o spettatori sono attori e autori dell’apprendimento. Una approccio alla conoscenza che può essere descritto efficacemente dallo schema oppositivo rispetto a noi immigranti gutemberghiani che presentiamo qui sotto.

Non è un fenomeno marginale, oltre 60.000.000 di adolescenti e  preadolescenti statunitensi hanno una sito, una loro identità on-line  su Facebook o My space. Sono simbionti strutturali della tecnologie, sono indifferenti al copy right e condividono musica immagini suoni e sapere sulla rete con i loro pari. I digital native ci pongono anche un problema a noi figli del libro e immigranti digitali, come stabilire un linguaggio comune, come entrare in contatto nella scuola ma anche nella vita con loro. Non è un piccolo problema, la cultura scritta sta cambiando forma e non traghettare in digitale la memoria analogica della cultura dell’homo sapiens 1.0 è la sfida e la responsabilità che portiamo noi Gutenberg  native
 
David Orban
Varcare il divario mentale: come una nuova mentalità sta catturando tutte le generazioni


"La digital divide non è un semplice divario e non è solo digitale!
I rapidi cambiamenti della società sono una conseguenza dell'accelerazione del cambiamento tecnologico. I continui adattamenti che sono necessari per essere un membro attivo e costruttivo della società moderna sono una conseguenza di questo e non sono basati sulla presenza di una serie di strumenti o sulla conoscenza del loro utilizzo ottimale. Sono invece basati su una mentalità flessibile, una capacità di mettersi in gioco che oggi è diventato irrinunciabile.
Questa mentalità nasce da una pratica culturale e come conseguenza si può rinascere digitali a qualunque età!"

Roberto Didoni
Cittadinanza digitale e web 2.0


Conoscenza e partecipazione, fondamenti dell’Educazione alla Cittadinanza richiedono, con l’avvento di Internet, di essere ridefiniti. Profondi cambiamenti hanno investito infatti, sia le modalità di accesso all’informazione, sia quelle di partecipazione ad attività sociali. Da queste considerazioni scaturisce l’interesse per il concetto di cittadinanza digitale, che partendo dal problema del digital divide, integra la conoscenza tecnica degli strumenti (come nell’ECDL) e l’uso cognitivo di risorse digitali (come nell’utilizzo didattico del computer), in una prospettiva formativa più ampia.

Stefano Merlo
BAMBINI, INSEGNANTI E GENITORI: LE LIM PER COOPERARE IN RETE

La scuola Copernico di Corsico è la scuola capofila di una Rete di scuole denominata “Il Bambino Autore”. Il Bambino Autore ha risposto al bando Innovascuola presentando un progetto per integrare l’uso delle Lavagne Interattive Multimediali nell’esperienza che porta avanti da più di 10 anni e ha vinto uno dei due finanziamenti destinati alle scuola lombarde.
Il nostro progetto si pone due obiettivi strategici, rispettivamente dal punto di vista didattico e infrastrutturale:
1- promuovere la scrittura e la lettura collaborativa per gli altri e con gli altri attraverso l’uso di softwares open source, la scrittura collaborativa utilizzando Wiki e la lettura collaborativa utilizzando il pod cast  Suoni Poetici.
2- allestire reti wi-fi con un adeguato numero di portatili per portare il laboratorio in classe.
In questo progetto esploreremo soprattutto l'aspetto della cooperazione in rete, che pur non esaurendo le possibilità offerte dalle LIM ne rappresenta una delle potenzialità che ne giustificano l'utilizzo nella scuola.
Abbiamo scelto di esplorare questo aspetto perché rappresenta una estensione del progetto Il Bambino Aurore che da ormai dieci anni promuove con gli alunni che vanno dalla scuola dell'Infanzia alla scuola secondaria di primo grado,  una didattica cooperativa per la produzione di contenuti digitali costruiti tra le scuole in rete utilizzando le potenzialità offerte da Internet.

Spiro Coutsoucos

L’introduzione della Lavagne Interattive nelle classi è rivoluzionaria rispetto al vecchio modello del laboratorio informatico, per costi, flessibilità didattica e impatto culturale. Può essere uno strumento innovativo nella didattica se accompagnato da una formazione dei docenti che punti a ridurre il digital divide con gli adolescenti di oggi.  Il ruolo degli editori?  Tra crisi del libro di testo, scenari di nicchia (learning objects interattivi) e “innovazione de iure” (libri downloadabili online) si misurerà con la capacità di trasformare l’offerta e di comunicare a insegnanti e famiglie il valore dei “prodotti culturali digitali”.